Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 7) — Venezia, 1792 [Cicognara Nr. 3-7]

Seite: 315
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dell’ Eneide del Caro , 51 5

aureo precetto, a cui sempre attender vuoi-
si dagli scrittori, e massime nel tradur Vir-
gilio, che fu rigidissimo osservator di quello.

Felice il Caro se egli avesse per tutto a
certa savera magniioquenza aggiunto, come
fatto ha nella descrizione dell’aprirsi del
tempio diGiano, allorquando indiceasi dal
console la guerra! Felice dissi, se vi fusse
per tutto aggiunto ; e massirne nel lib. VIII.,
allorquando con tanto artifizio fa il Poeta,
e con invenzione tutta sua per nulla dalla
omerica derivante, che mostri Evandro ad
Enea que’massi dove torreggiar dappoi do-
vea Roma, quelle capanne ch'esser dovea-
no un giorno palagi, e quel bosco ove fol-
goreggiar dovea Paureo Campidoglio.

Felice non meno il Caro, se egli avesse
per tutto di queil’arte usato, con cui sen-
za affettazione ieggiadramente intesse all’ ope-
ra sua alcuni versi del Petrarca e di Dan-
te, e restituisce per cosi dire a Virgilio
quelio, che que’Poeti aveano d’indi tolto;
ciel cjuale artihzio sono nranifesti esempii
que’due luoghi fragiiaitri, l’uno di Dante :
Conosco i segni de Vaniica fiamma (l),

e P

(.1) Agnosco veteris vescigia flammae . Lib. IV.
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