Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 7) — Venezia, 1792 [Cicognara Nr. 3-7]

Seite: 318
DOI Seite: 10.11588/diglit.28026#0326
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StB Lettere sulla traduz.

p.ena il sole, si danno in preda a qualtin-

que eccesso, e alla crapula più licenziosa.

Illa prius creta, mox haec carhone nota-

'vi (i)-

Del resto io pienainente concorro nella
sentenza vostra, che sia Yirgilio somraamen-
te a tradursi difhcile, per quella verità ap-
punto di poesia che in esso lui è da ogni
vizio dx maniera remota: siccome Appiani-
no secondo voi sommamente era ad imitarsi
difhcile per quella vera espression di mii-
sica che in esso lui ammiravasi, e che pa-
reaverlui, da noi dipartendosi, in voi tra-
smesso ; come Dameta morendo lasciò di
sua hstula erede il Coridon di Virgilio.

E per vero dire? io penso, essere il ve-
ro sublime tanto più da tradursi malagevo-
le dello stile ampulloso, cbe è una falsa
immagine di quello, quanto più ad imitar-
si è difhcile la virtù vera, che l'apparenza
di quella non è. Che la cosa sia cosi, ne
fa inanifesta fede il veder, quanto meglio
di Virgilio sia appo tutte le nazioni tradot-

to

(i) JPers. sat. 5.
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