Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 7) — Venezia, 1792 [Cicognara Nr. 3-7]

Seite: 319
DOI Seite: 10.11588/diglit.28026#0327
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bell’ Eneide del Caro . Z i g

to Stazio o Lucano . Nel che fu piacevol-
mente cletto, e a ragione insieine, di Bre-
boeuf in Francia Lucano Lucanior; ma chi
si avvisò mai cli dire di alcun Caro Virgi-
lio Virgilior? che anzi i traduttori di que-
sto troppo agevolmente staziani clivengono
o lucanisti ; siccome il più sovente Fayonj
soltanto sono gl’ imitatori della virtù vera
di Catone .

Che se i traduttori di Yirgilio il gonfio
schivano, agevoimente danno nel secco :
tanto è difficile il cogliere in quel punto
csuasi che indivisibde, ove siede il sublime
tra Fun difetto e saltro, donde cii sua na-
tia bellezza oinato sorge il grande e pudi-
co virgiliano sermone; tanto è vera cjuella
sentenza dettata già da Minerva ad Orazio,
che se schivano gli uomini un vizio, age-
volmente nel contrario incorrono.

.jJT'ofessus grandia Uirget •

Serpit humi tutus nimium timidusque procel-
lae (i).

Pia-

(,i) Oraz. art. poet.
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