Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 7) — Venezia, 1792 [Cicognara Nr. 3-7]

Seite: 331
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DELL' EnEIDE BEL GaRO » 331

,fu poi neir apollinea schiera paragonabiie
nè all’Ariosto nè al Tasso, nè tampoco al
Bembo o al Casa, o a quegli in sornrna cbe
compor potessero la plejade poeticà del cin-
quecento. II suo stile nelle rime, avvegna-
chè per alcuni cotanto magnificate, è anzi
afsettato che no; scherzanclo egli volentie-
ri sull’amoroso fuoco, sulla trita compara-
zione di sua donna col sole, ed altri cota-
li rifugj de’miseri poeti: e fra tutti i so-
netti suoi, che è la più doviziosa merce
di quella età, quello per Carlo V., o quello
Donna cjual mi fussio , cjual mi sentissi,
par che soli gareggiar possano co’primi; e
1’altro tanto famoso che incomincia:

Eran V aer tranquillo, e V oncie chiare

è una snervata tracluzione del brioso epi-
gramma di Q. Catulo riferito cla Cicerone
nel primo della natura ciegli dei. La sua
canzone poi Venite a V ombra tlc bei gigli
d’ oro, simile a que’pezzi cl’ antichità, i qua-
li non tanto per la bellezza loro nome ac-
quistano, quanto per le dispute che accen-
dono fra gli eruditi, è più famosa per quel-
ia cosi acre, come ognuno sa, e sparsa di

sale
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