Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 7) — Venezia, 1792 [Cicognara Nr. 3-7]

Seite: 335
DOI Seite: 10.11588/diglit.28026#0343
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dell’ Eneide del Caro • 535

nò era altrimenti duopo di Yario o di Tuc-
ca, nè delia dilicatezza diPioma, o del na-
so di Piinoceronte (1), per sentire a luogo
a luogo queli’affettato odor delia versione,
che nulia ritiene deila sincerità virgiliana.

L’approvazione adunque, che io pensava
aver dato quegli uomini d’allora aii’Eneide
del Caro, mi moveva ancor più che non
ì’autorità del Caro stesso, e il siienzio ezian-
dio de’critici dappoi in favor suo ; poichè
voi bensapete, quanto corrivi sieno gli uo-
mini fra noi a. criticar cosa noveiia, avve-
gnachè buona, e quanto alPincontro pron-
ti a venerarla antica, benchè mediocre.

Senza che, il secolo che segui dappresso
quello del Caro dovea per la corruzion sua
riguardar come beilezze queile cose appun-
to, che notiam noi come massimi errori ;
e questa parte cii secolo nostro, che si è

daile

(1) Nescis heu nescis domìnae fastidia Romae :

Crede mihi nimium Martia turba sapit.

■Majojes nusquam ronchi'.; juvenesque senes-
que ,

Et pxieri nasum Rhinocerotis habeJit,

Mart. lib. I. epig. i x i„
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