Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 7) — Venezia, 1792 [Cicognara Nr. 3-7]

Seite: 363
DOI Seite: 10.11588/diglit.28026#0371
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bell’ Enetde bel Garo. 363

pruoya, quand’anco questa mia Lettera do-
vesse prender sembianza di dissertazione ;
ch7 egli è pur meglio fermarsi per avventu-
ra di soverchio in sulle cose, che parer di
giudicarne troppo ieggiermente ; e de’ due
maii, checchè ne possan dire certi leziosi,
è minor certamente quello di questo.

JSsavigec, heecsuimna est; hicnostri nuntius
esto.

....... JSavighi in spmma ;

Queslo clilli in mio nome . . . .

dice Giove a Mercurio nel quarto: e non
si scorge egli in queste due parole una scal-
pellata, se è lecito il dirlo, un omerico
lineamento del Giove olimpico di Fidia?
Chi traducesse, come Drjden fatto ha :

Dilli tosto lctsciar la tiria corte,

E il sonnacchioso eroe cosi risveglia (i)P

non

(i) Bid him with speecl the Tyrian Court for-
• sake ;

With this coinmand the slumb' ring Wa-
rior wake..
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