Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 7) — Venezia, 1792 [Cicognara Nr. 3-7]

Seite: 372
DOI Seite: 10.11588/diglit.28026#0380
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2 LéTTERE StTLLA TRADUZ:.'

posto con verace modestia in fronte alla
sua versione,

. . . Sequiturque patrem non passibus cequis.

Scorgesi abbastanza, non aver questi due
poeti preso gran fatto a cuore cosa di si
gravoso afsare, di si gran mole, com’era,
in italiano o in inglese il dar principio al-
la Romana gente (1). Del che è manifesta
pruova il vedere, come il Caro intrapren-
desse questa opera, come preparazione sol
tanto ad altre ; e Diyden come mezzo, on-
de cacciar dalla sua casa l’ingrato volto del-
la turpe povertà. Dalle lettere di quello (2)-
apparisce, come la version di Yirgilio de-
gna di occupar tutta la vita d’un uoino,

Se fede merta nostra maggior Musa,

fu

(1) Di si gravoso afsar, di si gra?i mole

Fu dar principio a la Romana gente .

Caro lib. I.

Tantae molis erat Ronianam condere gen-
teni .

(2.) Vcdi Lett. 222., 247., e 261. vol. II.-
edi£. co7ninia?ia ultima .
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