Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 7) — Venezia, 1792 [Cicognara Nr. 3-7]

Seite: 374
DOI Seite: 10.11588/diglit.28026#0382
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/algarotti1792bd7/0382
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
facsimile
3/4- Lettere sulea tradtjz.

tori, anzi che i traduttori di Virgilio, che
aveanlo sfigurato da prima: e la ragion ve-
ra che indusse Dryden ad entrare in que-
sta perigliosa lizza, le prnposizioni furono,
come egli confessa del librajo (1); le cui
ghinee egli apprezzò molto più che non le
3odi di Parnaso. Pare in somma avere que-
sti due confratelii in poesia, il Caro e Drv-
clen, trattat.o il signor loro con un po’trop»
po di disinvoltura; nè essersi, come a ra~
gion vuole il conte di Pioscommon, acco-
stati alsara su.a ( dal che male ne è avve-
nuto loro ) con quel religioso orrore, che
inspirar dee la deità che vi presiede; clf
ella non è già volgare, rna bensi delle mag-
giori; e dovrebbe Parnaso dinanzi al man-
tovano Dio tremare, come s Olimpo trema
all’imperial cenno di Giove (a),

Chi

( i ) JSfella prefazione all' Eneide .

(2) udpproadh his slltars with Religious sear ;

No vulgar Deity inhahits there :

Ileav'n shakes not rnore at Jove's Impe»
rial nod,

Ehan Poèts shou’d besore their Mantuan
God .

In liis Essay on Transl. verse.
loading ...