Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 7) — Venezia, 1792 [Cicognara Nr. 3-7]

Seite: 375
DOI Seite: 10.11588/diglit.28026#0383
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dell’ Eneide del Caro
Chi volesse, caro il mioErmogene, por-
tar più oltre iaparità, potrebbe agevolmen-
te con parole uguagliar eziandio il Caro e
Dryden per lo poetico vaiore. Ma cbi è
avvezzo a considerar ie cose, e a frequen-
tar l’ara della verità, dovrà pur confessa-
re, che di tanto è superiore in questo Dry-
den alCaro, di quanto ad un rigagnolo un
fiurne. Credo eziandio, che quello superas-
se di gran lunga questo nel rispetto che>
deesi al principe della poesiai Ne condus-
se velocemente Dryden ia traduzione pove-
ro ebisognoso, figgendo in lui la dura ne-
cessità gli adarnantini suoi chiodi. Fecelo
il Caro dovizioso neli’ozio Tusculano, e in
mezzo alla iautezza delie commende. Non
apparisce del resto daiie lettere sue, dovo
parla delia sua versione, ch’egli ne sentis-
se la difficoltà edilpeso; che anzi egli pa-
re il poeta di Orazio dettante in un’ora du-
gentoversi, stans pede in uno : dove all’in-
contro Dryden in molti luoghi confessa Ia
difsicoltà deirimpresa; e dice fra gii aitri,
che coioro che chiamato hanno Virgilio il
tormento de’ gramniatici, potevano altresl
ehiamarlo la peste de’traduttori, come co-
A a 4 lui
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