Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 8) — Venezia, 1792 [Cicognara Nr. 3-8]

Seite: 166
DOI Seite: 10.11588/diglit.28028#0174
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/algarotti1792bd8/0174
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
facsimile
366 Lettere sopra

Ma troppo è la sconcia cosa , che i pove-*
uomini vogliano farla da principi. Le
dirò io due casi, che sono successi a me .
Io conobbi già un giovapetto nato vera-
mente per la pittura , di tale pronte?za e
fantasia er&gli stato il cielo cortese ; e co-
nobbi a un tempo s che poco o nulla gli
sarebbe valso l’ ingegno , se regolato non
veniva da un retto giudizio . Ne parlai con
chi bisognava ; e mi offersi di fario appren
der notomia , e mandarlo a Roma alle mie
spese a disegnare le statue , purchè per
un pajo di anni si astenesse dal colorire e
fare del suo , La cosa non riuscì a nulla.
Amaron meglio ch’ei guadagnasse per alloi
ra un qualche fiorino , che allevarlo in mo-
do da guadagnare in picciol tempo di mok
te doppie,

Etia si ricorderà del romore che si levò.
in Yenezia , quando per un migliajo di
zecchini fu comperato l’OIbenio , che è
ora nella galleria di Dresda . Non si era-
no ancora uditi i dodici mila zecchini da-
ti per il Rafsaello di Piacenza, Tutti i pit-
tori di Yenezia furono a casa mia a vede-,
re un quadro cos'i raro , e così caro , Mi

ri-
loading ...