Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 9): Lettere Varie; Parte 1 — Venezia, 1792 [Cicognara Nr. 3-9]

Seite: 317
DOI Seite: 10.11588/diglit.28029#0325
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facsimile
V A R I E . 5l7

s> essere schiavo, che libero, che fiomano ;
53 parli ; egli è Fofseso da me ..... Sola-
5) mente questo, o amici, mi resta a dir-
33 vi : con questo pugnale io ho tolto îa vi-
33 ta al miglior mio amico per îa salvezza
» di Roma ; questo pugnale io serbo per
33 me medesimo , quando a Roma gioverà
» la mia morte ”. Pare veramente di udi-
re quel Bruto, che scrive a Cicerone : TJnum
esse ais , quod ab eo postuletur ut eos cives ,
de quibus viri boni populusque romanus be~
ne existimet, salvos esse velit. Quid si n\o-
lit? Non erimus? Atqui non esse, quam
esse per illum prcestat. Ego , medius fidius,
non existimo tam omnes Deos aversos esse
a salute populi romani, ut Octavius oran-
dus sit pro salute cujusquam civis, non di-
cmn pro liberatoribus orbis terrarum .

Qual cosa è più degna della invitta anh
ma di Caîone, che la risposta che egli fa
in Utica a Deeio nella tragedia dell’Addis*
sono? Decio mandatogli da Cesare per trat-
tar di pace, insiste dicendogli : Fa che Ce-
sare sappia qual sia il prezzo, e quafi sie-
no le condizioni dell’amicizia di Catone ;
ed egli risponde. 33 Digîi che licenzj le sue

» le -
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