Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 9): Lettere Varie; Parte 1 — Venezia, 1792 [Cicognara Nr. 3-9]

Seite: 338
DOI Seite: 10.11588/diglit.28029#0346
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/algarotti1792bd9/0346
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
facsimile
358 L E T T E R Ë

ini pare assai inanifesto da quelîa vostra
esperienza, riferita già ne'primi commen-
tarj, quando ne’raggi del sole sepafati da!
prisma poneste la pietra del monte Pater-
no . Se col lume ne contraeva anche ii co-
lore, già ella imbevevasl, inzuppavasi dei
lume esterno ; e convenia dire, che lucci-
casse dipoi di un lume non suo. Ma il lu-
me il contrasse si, il colore no ; segno che
la luce esterna è occasione, non cagione
del fosforo : belia esperienza, con che daiP
arte fu posta la natura aila coila, come
dice Bacone, per far si ch'ella pariasse .
Ecco adunque ; che la luce dei soïe, che
eccita i fosfori, eila stessa gli mortifica ed
anche gli spegne. Battendo iungamente sui
corpi, fa dal seno di essi svaporare del tut-
to quella luce, di cui ognuno è miniera,
quai più ricca e qual meno . E svaporata
ch’ ella sia, non rimane quasi altro che un
capo morto : e non maravigiia > se l’arte
deir uomo, e sia un Beccari, non trova
il modo di risuscîtare il fosforo : come sva*
porate che sieno dal legno le parti sulfu-
ree, non è più atta la cenere di esso le*
gno a prender hamma. Grossolana è l'ope-
loading ...