Algarotti, Francesco  ; Algarotti, Francesco   [Hrsg.]
Opere Del Conte Algarotti (Band 10) — Venezia, 1794 [Cicognara Nr. 3-10]

Seite: 11
DOI Seite: 10.11588/diglit.28030#0019
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V A R I E « X x

ne sìa niuno dinetto, dove l’occìiio ripo»
si. E la antitesi, Bgura bellissima per sè,
quando nasce dal soggetto , ed è sobriamen-
te usata, ingenera talvolta appresso di lui
non poco di sazietà .

Conviene però nelle sue opere giovanili
sare una eecezione in grazia del Riccio ra~
-jnto . Di tali difetti è monda quella leggia-
drissima operetta. Lo spirito la viviixca, non
la opprimeè un corpo ben nutrito, non
pletorico, dirò così. Le deità che ha me*
scolate in quel poemetto, the machinery ,
sono talmente adattate al soggetto , che la
fantasia del poeta trasporta il lettore in un
mondo, dove tutte le proporzioni sono geo-
metricamente serbate, non meno che nei
Gulliver dello amico suo Swift.

Pare che la lingua medesima' inglese vi'
sia più piana più dolce più armoniosa , pren-
da qualità, e color dal soggetto. E molto
superiore, e per Linvenzione e per ogni
altro rispetto, al per altro gentil poemetto
dell’altro suo amico Gay intitolato il Veu-
taglio. Non hanno gli stessi Francesi niu--
na opera da contrapporre a questa ; essi che-
nel paese delle gentilezze pur tengono it

campo ;
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