Algarotti, Francesco  ; Algarotti, Francesco   [Hrsg.]
Opere Del Conte Algarotti (Band 10) — Venezia, 1794 [Cicognara Nr. 3-10]

Seite: 34
DOI Seite: 10.11588/diglit.28030#0042
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34 L E T T E R É

sopra un’elce l’avean arsa sino allaradicei
ha chiamato gli occhi della sua donna fred-
da verso di lui specchi ustorj di ghiaccio ;
ha dato talvolta in cosi fatte freddure. Ma
che? di tali concetti se ne trovan pur di
rado nei laghi diversi ch’egli ha fatto. si
dire per questo, ch’egli fosse secentista
saria lo stesso che dire , che la Germania
è un terreno di viti, l’ltalia un paese bo-
scato. E che diverrebbe secondo un tal com-
puto anche il Miltono, e 1’istesso nostro
Petrarca? In questa età Jilosofica si lascia
ai retori il trovar dei paralelli in ogni co-
sa ; la critica si è fatta più scrupolosa che
mai, più sottile più critica.

Fra tutti i paralelli che sono mai stati
fatti, il più compito è forse quello, che
il Toureil ha mostrato esservi tra Filippo
e Giulio Cesare. E pure ci ha trovato no-
vellamente molto che dire il conte Beau-
sobre nel suo Quadi'o militare dei Greci.
L’uso dei geroglifici, l’attacco grandissimo
alle leggi e ai costumi del paese, il rispet-
îo verso i padri i re e i vecchi, la dot-
trina della metempsicosi, la festa delle lan-
terne, e simili altre cose comuni alla Chi-

na
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