Algarotti, Francesco  ; Algarotti, Francesco   [Hrsg.]
Opere Del Conte Algarotti (Band 10) — Venezia, 1794 [Cicognara Nr. 3-10]

Seite: 86
DOI Seite: 10.11588/diglit.28030#0094
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/algarotti1794bd10/0094
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
facsimile
SS Ii E T T E R E

Quelìa inescoîanza che fece il Tnssiaa
del profano col sacro, la fece ancora clell ’
eroico di Omero col paladinesco cleli’Ario-
sto. Benchè egli non fosse ammiratore per
niente di quei poeta suo coetaneo , come
apparisce da quei tratto delia Itaiia :

(i) L'Aretino, il Bojarclo, e VAriosto
Col Furioso suo che piace al 'vulgo .

Volea non pertanto gradife anch’egli a quel
vuigo che avea in dispregio ; e però co’Ne-
stori ed Achilli intrecciò i giganti e i ca-
stelli incantati, i quali ii Bojardo e l’Ario-
sto a csuel tempo aveano tanto messo alla
mocla.

In niuna cosa si discostò più da Omero,
quanto neìla tessitura della favola, e nella
quantità di materia, che gli è bisognato per
tesserla : la qual ultima taccia gliela dà an-
che il Tasso nelie sue considerazioni sopra
il poema epico . La tessittura è tutta stori-
ca, corne abbiam detto, e la materia è tut-
ta la serie degli avvenimenti, che hanno
a succedere in una lunga guerra ; sbarcln

as-

(i) Lib. 24. pag. 355s
loading ...