Algarotti, Francesco  ; Algarotti, Francesco   [Hrsg.]
Opere Del Conte Algarotti (Band 10) — Venezia, 1794 [Cicognara Nr. 3-10]

Seite: 109
DOI Seite: 10.11588/diglit.28030#0117
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V A R I E . 109

patria. II conte Magalotti, che paragonare
potrebbesi, si licet in parvis, a uno dei
loro Roscommon o Chesteriield, conobbe,
che la lingua inglese dovea essere posta nel
numero delle lingue dotte ; e diede quasi
un saggio o una mostra della bellezza sua
nella traduzione del bel poemetto compo-
sto sopra il cidro dal Filips, che le Muse
mostrarono soltanto al mondo, e poi sel ri-
tolsero. Dicesi, che del medesimo Filips
egli abbia anco tradotto quell’altro grazioso
poemetto dello Scellino lampante : e ciò fu
dopo la metà del passato secolo, al qual
tempo poco o nulla sapeasi nel restante deli’
Italia di lettere inglesi.

Dopo il Magalotti il Salvini tradusse il
Catone dell’Addison, con la bella epistola
scritta dal medesimo autore d’ltalia al lord
Halifax. E in questi ultimi tempi, lascian-
do stare parecchie prose, abbiamo veduti
recati in toscano dal sig. Andrea Bonducci
1’elogio del Neutono composto dal Thom-
pson, e il più bel poemetto , che mai sia
stato scritto in qualunque lingua si sia , vo-
glio dire il Riccio rapito dello incompara-
bile Alessandro Pope . Ed egli è assai co-

mune
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