Algarotti, Francesco  ; Algarotti, Francesco   [Hrsg.]
Opere Del Conte Algarotti (Band 10) — Venezia, 1794 [Cicognara Nr. 3-10]

Seite: 117
DOI Seite: 10.11588/diglit.28030#0125
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Varië. 117

s> non prigione; nè a te sarebbe paruto po-
3> co allegarti con uno di sangue si chiaro,
» e tanti popoli signoreggiante. La presen
s> te fortuna mia quanto a me sozza, tan--
s> to a te è magnifica : ho posseduto uomi-
s> ni, cavalli, armi e ricchezze : qual ma-
» raviglia, se non l’avrei volute lasciare ?
s> A voi, se volete dominare ogn’uno, se-
s> guita, che ogn’uno debba essere schia-
» vo ? Se io per tale mi ti dava alla pri-
» ina, non sarebbe Ia mia disgrazia nè la
» tua gloria si chiara, e il mio supplizio
» ne scancellerebbe ogni memoria. Ma se
» tu mi salverai , sarè della clemenza tua
s> esempio immortale ”. Cosi Tacito, la cui
parlata mette per buona parte il poeta in-
glese in bocca al suo protagonista, dinanzi
alla presenza di Aulo Didio che il fa prigio-
ne. La scena della tragedia , la sola impor-
îante alterazione fatta dal poeta, è posta
con grande artificio nell’isola diAnglesey,
anticamente Mona, posta di rincontro al pae-
se degli Ordovici, dove aveano i druidi il
principal loro collegio o lasedia: il che gli
dà occasione di dipingere co’più forti co-
lori la solennità e i’orrore di quell’antica

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