Algarotti, Francesco  ; Algarotti, Francesco   [Hrsg.]
Opere Del Conte Algarotti (Band 10) — Venezia, 1794 [Cicognara Nr. 3-10]

Seite: 130
DOI Seite: 10.11588/diglit.28030#0138
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3 00 Lettere

Elicona medesimo. Yivissima è la pittura
del pargoletto Shakespear, che tende le te-
nerelle mani, e sorride alla Natura che gli
svela il reverendo suo sembiante , e dipoi
gli fa dono di quelle auree chiavi, che han-
no virtù di schiudere le porte del riso, e
la sacra fonte del simpatico pianto. Non
può essere più poetica la ragione ch’egli
fabbi ica della cecità del Miltono, il quale y
oltrepassati i hammanti coiihni dello spazie
e del tempo , ebbe ardire di iissare lo sguar-
do colà, dove gli angioli stessi paventano
di rimirare ; e gli occhi suoi affuocati in
quel pelago di luce si chiusero tosto in una
notte sempiterna . Con qual bravura non
ha egli imitato la grundiosa immagine di
Pindaro nella prima delle pitiche, quando
dipinge il re degli augelli, 1’ aquila ministra
del fulmine diGiove, vinta anch’essa daL
la forza dell’armonia? E non si vedon egli-
no in quel bel verso :

T'Vhere'er she turns the Graces homage pay
espressi quei due di Tibullo :

Illam quidquid agat, quoquo vestigia flectat,?

Componit furdm, suhsequiturque decor ?

Pieno
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