Algarotti, Francesco  ; Algarotti, Francesco   [Hrsg.]
Opere Del Conte Algarotti (Band 10) — Venezia, 1794 [Cicognara Nr. 3-10]

Seite: 135
DOI Seite: 10.11588/diglit.28030#0143
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V A R I E . lZ6

che a convenientemente parlare convien
dire raspa di fiori, cima di cavolo, cesto
d’insalata, e non altrimenti. Fiaspio, tra-
menlo, schioppettio , lo shalzio della carroz-
za, libro tascahile, il rasfittir deila pioggia,
shercia che i Francesi dicono rnazette, rin-
franco per ressource, scalo , landing place
for goods invano si cercherebbono nel vo-
cabolario. Lo stesso è di ahhorraccione ;
d’incarnare per quello che i Francesi di-
rebbono lier ensemhle, trattandosi di perso-
ne che dalla pura conoscenza passano all’in-
trinsichezza ; del tafanare uno per nojarlo ,
che è maniera vivissima ; come sono pur
quelle che ho udite nella conversazione,
la Fortuna gli shigoncia , fare di un sorho
un crocifisso, e parecchie altre .

Ho udito già dire, che il Muratori uden-
do in Firenze parlare uno del popolo, Fe-
Uce te ( gli disse) cui la halia ha insegna-
to quello, che a noi fa di mestieri studiare
con molta fatica : ed io mi ricordo, cho
essendo un tratto in Firenze, il mio servi-
dore dipiazza, il mio Cicefone era per me
un vero Cicerone toscano . Io lo facea mol-
te voite dir da capo, e non mi saziava di

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