Algarotti, Francesco  ; Algarotti, Francesco   [Hrsg.]
Opere Del Conte Algarotti (Band 10) — Venezia, 1794 [Cicognara Nr. 3-10]

Seite: 146
DOI Seite: 10.11588/diglit.28030#0154
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quanto lunghetto, monotono e sdolcinato
iin po troppo ? che il nostro autore abbia
tolto di marro lo stile ad Isocrate?. . . Ma
zitto ; io sono pur ora tornato sopra quel
luogo, I’ho attentamente riletto, e non sa-
prei più che mi dire . Severa di troppo mi
pare la inia critica. Siane in lei la iinal
sentenza.

Ma certo da niuno potrà mettersi in dub-
bio, che tutto il rimanente di quello scrit^
to non sia quanto allo stile un capo di ope-
ra . E non solo quanto allo stile ; ma quan-
to alle cose simihnente ed aipensieri. Corr
una erudizione non ordinaria egli ha fatto
entrare nel suo discorso tutto queilo, che
avea relazione al soggetto ; gl’ illustri suoi
antecessori, Esopo , Agesilao , il principe
di Orangia, ii duca di Lussemburgo e si-
mili ; il crocchio dei brutti dello spettato-
re ( n. 17.); la industria che usava il con-
trafsatto Scarron per levarsi di testa ii cap-
pello ; le leggi crudeli di Licurgo contro
a coloro che venivano al mondo sformati
della persona; quanto anche sopra tale ma-
teria ha scritto 1’immortale Bacone ; e cbe
so io, E queiio , che è più stimabiie deila

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