Algarotti, Francesco  ; Algarotti, Francesco   [Hrsg.]
Opere Del Conte Algarotti (Band 10) — Venezia, 1794 [Cicognara Nr. 3-10]

Seite: 195
DOI Seite: 10.11588/diglit.28030#0203
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/algarotti1794bd10/0203
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
facsimile
V A R I E . ig.5

‘babili e non più ; la sola per avventura tra
le iilosofìche, che potenclo ricevere in sè
ogni maniera di festività e di belle lanta-
sie, fosse atta a un genere di composizio-
ne inteso più al diletto, che alla instruzio-
ne delia parte più bella del nostro mondo .
Dove tutto al contrario avveniva nel caso
mio. La materia non poteva essere più se-
vera, nè più coperta di spine. Qual luogo
potevano avere i fiori tra esse ? come mai
senza la geometria alla mano far intendere
le dottrine delNeutono, hgliuole, per co-
si dire, della geometria medesima ? come
fare intendere quelle sue tanto studiate spe-
rienze e tanto composte, senza l’ajuto del-
lehgure? Oltre di che la medesima certez-
za delle cose sbandisce ogni contenzione ,
che è pur 1’anima del dialogo; e nulla la-
sciando nels arbitrio dell’ altrui volontà ,
sembra avere, corne avverti un gran filo-
sofo , alquanto dello seortese. E però io sa-
rei stato costretto a usare colîe più gentili
persone i modi meno gentili. Forsan et haec
olim, io risposi a tutto ciò ; e colle arini
del Fontenelie mi posi dietro a quella fe-
ra, dirò cosi, del Neutono .

N a

Fatto
loading ...