Algarotti, Francesco  ; Algarotti, Francesco   [Hrsg.]
Opere Del Conte Algarotti (Band 10) — Venezia, 1794 [Cicognara Nr. 3-10]

Seite: 197
DOI Seite: 10.11588/diglit.28030#0205
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y A K i E . 197

pubblicai Tarmo trentotto in sulla Oreden-
za di aver saputo schivare gli scogli, a’qua-
li da prirna mi fu fatto avvertire. E forse
non mi dovea tor giù di simile credenza
il vedere, come quel libretto fu tosto ri-
stampato in varie città d’ltalia, come fu
recato in varie lingue, come fu accolto dal
pubblico. Ma dies diei eructat verbum, co-
me ella ben sa, signor Marchese : onde io
mi venni accorgendo ora di questo ed ora
di quel difetto, e guardai il mio lavoro in
ogni sua parte, come se fosse stato il lavo-
ro di un altro . Lo stile di quei dialoghi
era egli non rettorico, ma civile , come di-
ce Aristotile volere essere lo stile della tra-
gedia. Quei lunghi periodi col verbo in £i-
ne, nemici dei polmoni e del buon senso,
e tanto amati da’ nostri scrittori, io gli avea
fuggiti, è vero ; ma nel numero di quella
mia prosa ci era un non so che di troppo
rotondo e di sonante, che conveniva am-
morzare . Io m’era bensi tenuto lontano dal-
le viete parole e da’rancidumi, avendo vo-
luto parlare colle dame del nostro secolo,
e non colle monne del trecento ; ma era
forse caduto in maniere, che troppo sentL
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vano
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