Algarotti, Francesco  ; Algarotti, Francesco   [Hrsg.]
Opere Del Conte Algarotti (Band 10) — Venezia, 1794 [Cicognara Nr. 3-10]

Seite: 198
DOI Seite: 10.11588/diglit.28030#0206
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/algarotti1794bd10/0206
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
facsimile
îg8 L E T T E n E

vano clel forestiero, che si è novellamente
intruso nella nostra favella. E cosi io non
avea colto nè in quella disinvoltura di sti-
le che è propria del dialogo, nè in quel
nativo che ha da sentire una italiana scrit-
tura. Le descrizioni delle esperienze hsiche
non erano nitide abbastanza, nè evidenti ;
la galanteria, ond’era condita quell’opera
filosofica, dava qua e îà neli’afsettazione ;
le digressioni peccavano inlungo; non pic-
ciolo era raffollamento dellecose; Quo du~
citmateria sequendutn est, non quo invitat :
ed era soprattutto da castigare quella paz-
za di casa, come la chiamè il Malebran-
che, della fantasia, la quale troppo si vuol
mostrare nelle opere giovanili.

Caso è, che conveniva farsi da capo, non
risparmiare nè pensieri nètempo, onde fa-
re il meglio che per me sipotesse; essen-
do i libri originali in unalingua, come le
novelle manifatture in un paese, che non
si recano al punto di perfezione cosi alîa
prima .

Gli esemplari adunque, che io mi diedi
a rivolgere per correggere la miaoperetta,
furono primieramente i dialoghi di Plato-

ne,
loading ...