Algarotti, Francesco  ; Algarotti, Francesco   [Hrsg.]
Opere Del Conte Algarotti (Band 10) — Venezia, 1794 [Cicognara Nr. 3-10]

Seite: 199
DOI Seite: 10.11588/diglit.28030#0207
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V A R i E . igg

ne, cosi bene atteggiati e vestiti come le
antiche statue, benchò il suo discepolo sia
scappato in alcun luogo a tassarli di super-
fluità; i Saggi di poi dell’accademia del Ci-
mento, dove le figure ci sono quasi di so-
prappiù ; i dialoghi del Castiglione, quelli
del Galilei, per li quali, non ostante le
digressioni che gli rimprovera il Cartesio,
egli merita di sedere tra5 puliti scrittori,
non meno che tra’più eccellenti filosoh ;
ii Boccaccio, dove non è boccaccevole ; e
singolarmente i nostri migliori comici per
le maniere e per 1’andamento del famiglia-
re discorso. Benchè, a dovere esprimere
una gentile e dotta conversazione, io potea
dire de’nostri autori italiani, quem fugiam
habeo, quem sequar nonhabeo : e a cercar-
ne il modello non tra gli autori morti, ma
tra ie persone vive, era opera egualmente
perduta ; non avvisando nemmeno gli Ita-
liani, che un’arte ci abbia da essere del
confabulare insieme e del conversare, se
già ella, sig. Marchese, o un Agostino Lo-
mellini non ne fossero i fondatori tra noi.

Basta che nel ripulire il mio libretto io
oprai tutte mie lime; poichè, trattandosi

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