Algarotti, Francesco  ; Algarotti, Francesco   [Hrsg.]
Opere Del Conte Algarotti (Band 10) — Venezia, 1794 [Cicognara Nr. 3-10]

Seite: 201
DOI Seite: 10.11588/diglit.28030#0209
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Y A R I E . .201

bei versi toscani, debbo pur credere, che
non sia stata del tutto vana l’opera mia.

Piacemi sopra tutto, che più lavorata di
rnezze tinte e più sfumata ella trovi la pe-
ripezia filosofica della mia Marchesa, la qua-
le , invaghita da principio delle opinioni del
Gartesio, è condotta di poi ad abbracciare
ii sisteina del Neutono, e nell’ultimo cal-
damente anche il sostiene, quand’entra in
campo il mio Simplicio. Un dialogo scien-
tjfico, dove uno degl’interlocutori non mu-
tisentenza, o pure nonvada, come si suoi.
dire, colle trombe nel sacco, non è altro
in sostanza , per quanto sia graziosamente
esposto, che un catechismo fiiosofico. Da
questo lato tanto forse le concederò, sig.
Marchese, che i miei dialoghi possono ave«
re più d’arte, che non han quelli del Fon-
tenelle , Del rimanente non ardirei già io
di gareggiare coll’Anacreonte deila filosofia,
con queil’uomo singolare, che ha il dono
di convertire in rosa che che egli sitocchi.

JSoa jarn jrrima peto Mnestheus, neque
'vincere certo ;

Qiiamquam o !

A ogni
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