Algarotti, Francesco  ; Algarotti, Francesco   [Hrsg.]
Opere Del Conte Algarotti (Band 10) — Venezia, 1794 [Cicognara Nr. 3-10]

Seite: 218
DOI Seite: 10.11588/diglit.28030#0226
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2 l 8 IjETTERE

avère ottenuto dal Granduca di allora unæ
qualche grazia ali’ Accaderaia, forse il ria-
primento di essa, la quale s’indusse per-
ciò , ma di male gambe, a scriverlo nel suo
ruolo .

Presentemente, come vanno le cose tut-
te del mondo, largheggiano quanto altre
volte scrupoleggiavano. Ciò però si dee in-
tendere di certe classi di persone, come
sarebbe dire oltramontani, per poco che
mostrino desiderarlo, nobiii giovani fioren-
tini, e tale altro fuor di Toscana, cbe le
toscane cose abbia in singolar devozione.
E però, maestro mio bello, non isperiate
cosi facilmente di essere del bel numero
uno . Benchè fra'vostri sonetti ve ne sia un
pajo, che la nostra lingua può riporre tra’
più belli cli’ella abbia ; che tali io reputo
quelli, che incominciano :

Cke val dunque con carmi illustri e degni :

Se allor che d’ atro nerrtbo il gran periglio ;

benchè siate egualmente buono scrittore in
prosa, e ne’vostri dialoghi Della forza vi-
<va vi sieno de’pezzi, che si direbbono sa-

rina
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