Algarotti, Francesco  ; Algarotti, Francesco   [Hrsg.]
Opere Del Conte Algarotti (Band 10) — Venezia, 1794 [Cicognara Nr. 3-10]

Seite: 297
DOI Seite: 10.11588/diglit.28030#0305
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Y A R X E . 297

ta donna : e non la tiovo nè inen questa . Ye-
dete a qual grado di iniseria io sia, e qual
duro noviziato mi convenga fare in Roma .
Intanto per non pensare alle mie miserie,
e per non fare delle combinazioni e de’pa-
ralleli, che mi darebbon noja, io me la vo
passando il più del tempo o colle statue
e colle fabbriche, o co’libri appartenenti
all’antichità ed alle storie romane ; e vi
giuro che il mio tempo il passo egualmen-
te bene, che facciate voi col vostro Calen-
dario ; che vi giuro che piu inagnisica e più
superba città di questa non credo che i poe-
ti medesimi, creatori a piacer loro di cose
belle, potesser fìngere ; cosicchè Firenze ap-
pena meriterebbe il nome d’un borgo di Ro-
ma. Questo io voglio però che intendiate
estendersi a quelle cose che restano ancora
in piede dell’antica Roma, e a quelle fab-
briche che si sono di poi fatte nel secolo
cosi felice per le arti belie, com’era quel-
lo di Leon X. , e di quei divini uomi-
ni, coin’erano Brarnante Rasfaello Michel-
agnolo e Vignola; perchè le fabbriche po-
steriori, benchè immense e vaste e ammi-
iate dalla maggior parte, non misembrano

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