Algarotti, Francesco  ; Algarotti, Francesco   [Hrsg.]
Opere Del Conte Algarotti (Band 10) — Venezia, 1794 [Cicognara Nr. 3-10]

Seite: 336
DOI Seite: 10.11588/diglit.28030#0344
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le cose cogli occhi, o piuttosto co'* vetri,
suoi. Ma perchè 1’esperienza nell’osservare
gli effetti di natura è pur cosa tanto desi-
derabile per sè , egli saria proficuo, ch’egli
ne dicesse, qual debba essere il numero e
la grossezza de’pezzi del cristalio ( che io
non gli ho saputi trovare per aucora ) ac-
eiò, guardando per essi ua bel foglio di
carta tocco dal sole, avesse da apparir ros-
so ; o piuttosto ch’egli ne dicesse, in qual
miniera, in qual parte del tnondo, in qua-
le idea è Fesernpio di questo cristallo, gli
efsetti del quale rispondano a’suoi canoni,
ed alle sue fautasie .

Ma io m’accorgo , che mostrando altro
fare son venuto formando una risposta a
quanto si dice nell’Andneutonianismo con-
tro di me ; il che piacemi, poichè è fatto P
e se non dispiace a voi. Resteria solo, che
a compimento dell’opera io rispondessi a
quanto mi viene apposto sul bel principio
di quella parte di appendice, che riguarda
me, e consiste in questo : che io tornassi
da Inghilterra in Italia cosi spogliato dei
norne italiano , che io chiamai il nostro viae-
stró uji uoviQ di Toscana assai ardito noma-

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