Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 11): Lettere Italiane — Venezia, 1794 [Cicognara Nr. 3-11]

Seite: 272
DOI Seite: 10.11588/diglit.28089#0280
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Z'JZ L E T T E II E

nella quale avrete letto un sonetto a cui
io desidero miglior fortuna, che non han-
no avuto le altre cose mie con cotesti si-
gnori. Io gli desidererei tal fortuna , che nort
si slorcesse in mal senso e in equivoco al-
cuna cosa che fosse in ìui per altro inno-
cente ; se io non conoscessi ìl talento loro
fatto a meraviglia per così fatte cose. Ma
che diavolo trovare quel così fatto equivo-
co ia quel passo : Si sbarra a te di dietro
ìa via calcata ? Ma quante belìe cose avran
detto mai su quel calcata ? Dagli equi-
voci è bene astenersi. Ma come astenersi
da cosx fatti, chi non volesse comporre per
costoro, per li quali non farei che un mes-
to verso, xxon che un sonetto o una can-
zone ? E la ragione del Pmsso e Vedrana
pnò ella essere più bella? Dio buono ! quai
ìeste avete voi mai fatto ? Io non intendo
bene ciò che voi mi dite del mutare quel-
le strofe, in cui dico : E ancor non fie che
il vento clisperga per l’Arabia quel suono
ìamentevole, di cui tu haì riempiuto V Ita-
lia? La maniera di dire che ii vento dis-
perga pel mare, per ì’Arabia ec. i voti che
si fanno e i lamenti ec. non è nuova. Si

troya
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