Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 11): Lettere Italiane — Venezia, 1794 [Cicognara Nr. 3-11]

Seite: 296
DOI Seite: 10.11588/diglit.28089#0304
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/algarotti1794bd11/0304
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
facsimile
SgG L E T T E R. E

hanno |atto in Fabri e in Giarapietro i
primi tre versi di quella seconda strofe,
quale io temeya che far dovessero ; quan-
tunque Fabri nè i versi intendesse, nè la
spiegazione che io gli feci di loro, se non
che inolto tardi. Ma voi sapete che uomo
egli è, più atto a compor bene egli, che
a far giudizio di ciò ch’ altri componga j
benchè in questo caso parmi che egli non
si partisse niente dai vero , giudicando la
canzon vostra vaghissima e leggiadrissima j
il qual giudizio acciocchè egli potesse esten-
dere eziandio a que’ tre versi che ne pa-
revano da lui esclusi, io non ho lasciato
di pensar meco stesso come ciò far si po-
tesse ; e vedete qual mutazione m’ era ve-
nuta nell’animo :

E non fici maì che ctl vento
JYembo di sì gran doglia
Spargasi, e cessi il grave aspro lamcnto ,
Ond’ hai già piena Italia ?

La qual rautazione leverebbe ancora quel
suon d' alto lamento, che stando bene in
questo luogo, non poteya star così bene
loading ...