Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 11): Lettere Italiane — Venezia, 1794 [Cicognara Nr. 3-11]

Seite: 378
DOI Seite: 10.11588/diglit.28089#0386
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3^3 L E T T E R E

se fosse cìetto della fortuna ; ma parlando
di Venere , ayrei voluto che esso signiH-
casse aiquanto più : solleciui ansiosa affan-
nosa ; e non signiHcando appunto ciò, me-
glio mi è paruto di lasciarlo . Nel disti-
co 8. il vostro esametro era : Ut missum
juvenis furtive callida virgo, ed io ho te-
muto che essendo quel juvenis più lontano
dai malurn, a cui si riferisce, che per av-
ventura non è lo sponsi dai munere in quel
verso di Catullo : Ut missum sponsi furti-
vo munere malum ; ho temuto, dico, che
quella Iontananza non sia troppa; però ve-
dete se vi piacesse quello stesso esametro
corne l’ho scritto io . Nel distico 9. ho
mutato l’inlimine in incommoda , parendo-
mi che queli’m limine non ben si compon-
ga nè con l’ adveniens per ragione gram-
maticale, nè col comperiat per ragione del
sentimento stesso, non essendo proprio di
quell’accorgimento materno il succedere in
limine ; il che qu.ando anche fosse , farei
poi piuttosto e limine . II pentainetro vo-
stro diceva : Qilcs toties vetuit munera com-
periat, nel quale quel quce toties vetuit non
lia mai potuto piacermi. Veuete voi se più
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