Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 12): Lettere Italiane — Venezia, 1794 [Cicognara Nr. 3-12]

Seite: 140
DOI Seite: 10.11588/diglit.28090#0148
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1 4° L E T T E R E

no, yoi vedete che il si dolga vuole un
caso retto, e il taccia ne vuole un obbli-
quo ; ora io non so se quel colui, donde
comincia il quarto di questi versi, basti a
soddisfare così all' uno , come all’ altro d’
essi verbi, facendo insieme da retto e cìa
obbliquo . Io ne dubito . Yoi vel vedrete
meglio di me . Non dubito già che gli al-
tri otto versi, che vengono dietro a que-
sti, e che contengono la ciancia di quel
colui, non siano e costumati e graziosi e
giocondi e belli senza fìne, e quellà repe-
tizione della parola caro, onde essi si ador-
iiano , vale secondo me un tesoro. Nei
cinque versi poi, che parlano dell’Abate ,
o io male intendo ii carattere, o voi ave-
te scritto : una man tiensi a posta . Ma se
così avete scritto, non so se la espressio-
ne sia così felice e così chiara, come è
tutto il restante della satira vostra. Gli
altri, che fan guerra al guerriero, non
posso dirvi quanto mi piacciano , ma for-
se mi piacerebbono più, se in alcuna lo-
ro picciola parte fossero più costumati .
Hazante non direbbon forse questi ciarlo-
ni dei cafsè, ma rasante , e così scriverei
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