Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 13): Lettere Italiane — Venezia, 1794 [Cicognara Nr. 3-13]

Seite: 387
DOI Seite: 10.11588/diglit.28091#0395
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I N E D I T E .

revoli. Yoi sapete che Tiberio a’iegati degi’
Iliesi che vennero troppo tardi a condoler-
si seco della morte di Druso , rispose loro
ch’egli ancora si condoleva con essi per
la morte diEttore. Chi sa che io non aves-
si ricavato ^a(jto\o^eu(ioi n (qualche bufsone-
ria ) da rallegrarne questa lettera da un
principe, ch’ era clicacìtate longe niagis stre-
nuus, quam Tiberius in re militari? Se costo-
ro mi lasceranno in pace, adempirò la pro-
messa fattavi di leggere attentamente i vo-
stri scritti, giacchè volete così. La corte
mi fa l’occhietto, e vorrebbe vendermi le
sue dolci parolette, anzi menzogne . Ma sa-
rei pazzo a mettermi a fare all’amor seco
cum cano capite, quanto con una giovinet-
ta che fosse cetate integrd. Non è più tem-
po cle hac exiguà xita , sed de ceternd illd
cogitandi. Lasciamo che goda il frutto di
sua fìna condotta colui , che rni ha fatto
consumare vigentem cetatem nell’obblio, per
condurini a nuovi tempi, che non posso-
no essere migliori, se non per quelli che
sono più provetti di me. Ma basta hn qui,
che io non vorrei che si dicesse di me,
coine scrive il giovane Plinio di non so
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