Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 13): Lettere Italiane — Venezia, 1794 [Cicognara Nr. 3-13]

Seite: 419
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Inedite. 4^9

cato il tempo. Per questo studio sarebbe
stato necessario di consecrare alrneno un
anno. E non d'altronde avrei coininciato ,
che dali’imparare l’idiotismo, ossia lingua
militare . Io vedo degl’ imbrogli in più luo-
gbi nelia traduzione del Gasaubono di Po»
libio ; ma mi bisognerebbe scorrere i tatti-
ci, corne Arriano , Eliano ec. , i quali spie-
gano le voci e i noini militari. II cavaliere
Eolard dice , se non erro ( perchè spno più
di venti anni che lo scorsi ) che dalla ste-
rilità della lingua greca è proceduto , che
moìti luoghi in Polibio ed altri sono oscu-
ri, imbarazzati, equivoci . Io non crederò
mai questo. I Greci sono stati minutissimi;
e se hanno dato la sua propria voce alla
barba del mento, a quella delle gote , e
a quella che sta nel labbro di sopra sotto
il naso , dovrò io credere, che nella ira-
portantissima arte delle battaglie sien stati
scarsi di voci? II male è che i periti in
quell’arte non sono letterati, e questi non
sanno quella, o almeno non vi hanno vo-
luto fare qualche studio. Mi ricordo, che
nel leggere la Ciropedia nel secondo libro
( se pur non isbaglio ) vi è un luogo che
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