Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 14): Lettere Italiane — Venezia, 1794 [Cicognara Nr. 3-14]

Seite: 53
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Inebite,' 55

una lingua morta, come ìn Francia si pic-
cayano di fare du Perrier, Santeuil ed altri.
E grandissima maraviglia ho io preso so-
vente, che tanti begl’ ingegni tra noi si
mettano a poetare m latino. Che se il Fra-
castoro nella Sifìlide , il Sannasaro nelle
egloghe pescatorie, e presentemente lo Za~
notti in quelle sue elegie ci pajono tanto
Iatini , ciò avvien dal non aver noi la se-
sta con che misurarli , siccome avevano i
francesi del dialogo di Boileau inverso di
Orazio. E forse, sia detto con pace loro,
c’ non parrebbono tanto latini a Virgilio e
a Catullo . Dove gioca la fantasia non si
dee scrivere in altra lingua, se non se in
quella che ne sei signore , che è quanto
dire da tua propria ; ed anche si vede per
prova, di quanto studio è bisogno per iscri»
verla benchè naturale . Dico da coloro , ches
cercano la proprietà nelìe parole e la giu-
stezza nelle loGuzioni, che è la prima co-
sa, e che vuol esser sacra in ogni manie-
ra di scritti. Di modo che la gramatica,
che è lo studio primo del fanciulìo, di»
viene anche Fultimo dell’uomo già vec-
chio. Gerta cosa è, che il metaforeggiare,

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