Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 14): Lettere Italiane — Venezia, 1794 [Cicognara Nr. 3-14]

Seite: 146
DOI Seite: 10.11588/diglit.28092#0154
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1/^6 L E T T E R E

E ben ella si dee ricordare , che la mag-
gior taccia data da Orazio al coro degli
antichi nostri poetì italiani era iì temer le
cassature :

Sed turpemputatin scriptis, metuitque lituram «

Che stitico non era Vdrgilio , il cjuale ,
dando alle siamme la sua Eneide, voleva
che s'incendiasse Troja un’altra volta? Che
stitico l’istesso Cicerone, benchè improv-
visatore di professione ? E non dice egli
di sè medesìmo nel Brnto ? Molo dedit ope~
ram , si modo id consecjui potuit, ut nimis
redundantes nos et superftuentes juvenili
quadam dicendi impunitate reprimeret, et
quasi extra ripas difluentes coerceret , Ita
recepi me biennio post, non modo exercita-
tior, sed prope mutatus. Non è egli dell'
istesso Cicerone il luxurìes orationis, quce
stilo depascenda est? E non disse già Quin-
tiliano stilum non minus agere cum delet?
Del divin Platone pur si legge, che non,
liniva mai di ritoccare i suoi dialoghi : e
alla morte sua fu trovato il principio de*
libri della Bxpubblica fatto in venti manie-
re difserenti » Del nostro tersissimo Petrar-

ea
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