Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 14): Lettere Italiane — Venezia, 1794 [Cicognara Nr. 3-14]

Seite: 412
DOI Seite: 10.11588/diglit.28092#0420
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4l2 Ij k t t e h e

sue manì vengono a perdere quel non &ó
ehe di grossoìano e vile, elie da prima le
rendeva disutili . Longino stesso nel suo
trattato del sublime non cessa di encomia-
re la disinvoìtura di lui , il quale maneg-
giando talora umili argomenti , ha saputo
sì bene astenersi da espressioni rozze e ple»
bee , dal cui vizio non vanno esenti nè un
Erodoto tra’ Greci, sebbene scrittor pulitis-
simo , nè un Sallustio e un Yirgilio presso
i Komani . Ma non nieriterebbe già una
tai lode, se giudicar lo volessimo sulla fe-
de del Salvini. Pochi esempli basteranno
per rendervi appieno persuaso.

Omero parlando delle navi de’Greci, 5,3-
eondo i difserenti rapporti che aver posso-
210, ora le chiama concave -mìkxs , ora ve-
loci òoùs, ora rostrate, cioè jcopmiS'as ; poi*
chè sebbene da alcuni il xopuvtS'cts si vogìia
intender per nere ; pure i più eonvengono
a dargli iì senso di rostrate, equivalendo
all’ Ìtìxìkc(UsjJV'J.s <r« ùxptx le cui sommità sono
ìnflesse . II Salvini non si allontana da un
tal sentimento , se non che nei secondo
trabocca in quella incomportabil bassezza »

Che
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