Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 17): Lettere Francesi — Venezia, 1794 [Cicognara Nr. 3-17]

Seite: 156
DOI Seite: 10.11588/diglit.28095#0166
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sue: nè mancavano per la tranquillità del«
la coscienza loro di trovare autorità, e di
stiracchiar passi da quegli autori, i quali
o dicono ogni cosa, che un vuole, o tan-
to maggior interesse aveano a corrompere,
in quanto niaggior riverenza li teneano (1).
E so alcun Catone talora sorse, fanatico il
reputarono, e predicatore importuno degli
antichi costumi, che confarsi non poteano
co’ moderni tempi, più invidioso forse del-
la potenza d’alcuni suoi concittadini, che
per la patria zelante. Lucullo avria forse
ne’primi tempi, come Cincinnato, col Iau-
reato vomero arata la terra, e Fabrizio

avrebbe

( i ) Itacjue tota jam sapientium civium,
cjualem rae et esse et numerari volo , et sen-
lentia et voluntas mutata esse debet. Id enim.
jubct idem ille Plato, quem ego vehementer
auctorem secjuor, tantum co?itendere in repu-
blica, quantum probare tuis civibus possis :
vim neque pare?iti ?iecjue pat?'iae asserre opor-
tere . Id. ibid.

Nondum haec, quae nunc tenet saeculum,
?ieglige?itia Deû?n ve??.e?at, ?iec i?iterpretando
sibi cjuiscjue jusjurandum et leges aptas fa-
ciebat. Tit. Liv.
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