Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 17): Lettere Francesi — Venezia, 1794 [Cicognara Nr. 3-17]

Seite: 248
DOI Seite: 10.11588/diglit.28095#0258
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24s S A G & I O

vani discorsi e dalle miilanterie di Pom-
peo (1); il cbe è senza dtibbio indizio d’
animo debole. E a questa naturale sua ti-
midità potria aggiungersi l’imbarazzo, che
prevedeva, di sciegliere un partito in caso
di rottura (2) ; le terribili conseguenze,

che

(.1) Sin autem ille fureret, vehemejiter ho-
tninem contemnebat, et suis et reipublicae
copiis confidebat. Çhiid cjuaeris P etsi mihi
crebro tvuuXios occurrebat, tamen leva-

har cura, virum fortem et peritum, et plu-
rimum auctoritate valentem audiens 'jtoKitix.ws
de pacis simulatae periculis disserentem. Epi-
stola 8, lib. VII. ad Attic. a cui parla Cicero-
ne di una lunga conversazione, ch’avea avuto
con Pompeo a Formie sul ptuito clie stava ia
guerra per dichiararsi.

(2) Vedi princîpalmente le epistole 3 e 7 del
lib. VII. ad Attic. Egli discute, esamina e
piondera con cjuella sospension d’ animo, che
conviene ad un uomo, che non ha nulla da
guadagnar nella guerra, ed infinitamente da
perdere. Nella 7 avendogli scritto Attico che
Ie persone del buon partito facean sonclamento
su lui, risponcle Cicerone : Ego cjuos tu bonos
esse dicas non intelligo ; ipse nullos novi ec.

il
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