Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 17): Lettere Francesi — Venezia, 1794 [Cicognara Nr. 3-17]

Seite: 328
DOI Seite: 10.11588/diglit.28095#0338
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5n8 S A G G I 0

che il fior dell’ età sua gli ofsriva, e che
la coltura del corpo agevoiargli potea ; nel
che non fu men mirabile, e più saggio
per avventura.

La dissimulazion dell’arte (i), ch’ è la
più grand’arte neila rettorica, lo è pure in
qualunque altra cosa, che di artifizio sia
suscettibile, vale a dire quasi in ogniïna»
Quest’arte, che dà l’ultima mano aîia bel-
lezza di un giardino coine d’un’orazione,
ad un’ azione poiitica corae all’ attitudine
di una figura o all’andamento di un’ariet-
ta, fu proprio e particolar dono di Cesare ;
talchè poteva deli’azioni sue dirsi quello,
che il Tasso cantô del giardino d’Armida:
E quel, che il bello e il caro accresce all’opre,
L’ arte, che tutto fa, nulla si scopre (2).

II primo magistrato, ch’egli ottenne peî
suffragi del popolo, fu il tribunato de’ sol-
dati, carico che gli sottometteva dieci cen-
turioni e inille soldati, e che corrisponde a

quei

(1) Ars magna loquendi, et bene sentien~
di, sed dissirnulatio artis praecipua. Quin-
tiliano nell’ Instituzioni Orat.

C2) Cant. 16, stanz. g.
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