Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 17): Lettere Francesi — Venezia, 1794 [Cicognara Nr. 3-17]

Seite: 354
DOI Seite: 10.11588/diglit.28095#0364
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nell’ antica meéicina, non ebber poi dalîa
tiranna loro neppure un volger d’ occhi o
un atto benigno, e vissero confusi nel greg-
ge de’cicisbei? Quanti principi non avreb-
bono in inezzo alle acclamazioni d’ un no-
vello regno qualunque cosa da’sudditi otte-
nuto, che li provaron dappoi contrarj e
rubeüi alle menorae loro domande? V’ha
una certa ebbrezza di passioni negli uomi-
ni, l’impeto della quale conviene al sobrio
e vigilante ainbizioso a proprio benefïzio ri-
volgere. Chi sa se Cesare sarebbe stato poi
consolo e dittatore, se ncn avesse, per co-
si dire, osato rapir di mano al popolo il
massimo pontificato?

Contenevasi la romana repubblica sotto i
raagistrati e i sacerdozj ; gli uni de’ quali
davano autorità e potenza, rna passeggera,
gli altri venerazione e sicurezza perpetua ;
e non era per colui, che al principato as-
pirava da trascurarsi argomento veruno, on-
de in sè stesso quanto più potesse di digni-
tade e di onore a cumular venisse. Tra i
sacerdozj il pontificato massimo, come il
nome il dimostra, era il più ragguardevo-
le, e perciô a tal fine il più accomodato .

Gl’ im-
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