Algarotti, Francesco  
Opere Del Conte Algarotti (Band 17): Lettere Francesi — Venezia, 1794 [Cicognara Nr. 3-17]

Seite: 371
DOI Seite: 10.11588/diglit.28095#0381
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StJL TmUMViRATO. Syi;
teiîce sostenne in senato esser la morte ?
come quella, che noa lascia dietro a sè
luogo nè a dolore nè a piacere, destinata
dagli Dei, anzi che per punizione agli uo*
mini, per cura e fine alle miserie loro, la
quale nè i saggi temettero mai, e i valo-
rosi spesse iîate volontariamente cercarono;
ma la prigionia e l’esilio, massime se per-
petui, essere il debito gastigo de’più terri-
bili misfatti ; opinione piena di popolarità
giusto il sistema di Cesare, e punizione,
che laseiava per avventura luogo a novelli
delitti (1). Inchinava già il senato a que-

sta

to specie di mansuetudine e di popoldrità ;
il che non leggiamo nell’ orazione posta da Sal-
lustio in bocca a Catone. Se è vero adunque
cio che dice Plutarco , compose Sallustio l’
aringa di Catone ; e cosi è da credere che fa^
cesse pure di quella di Cesare.

Ci) Caesar, ut erat disertus, ac cjüi omnerrt
tn ui'be mutationem motumcjue (quippe mate-
riam eorum, quae jam tüm animo agitabat ')
augeri quam extingui mallet, multa gratio-
sa, et humanitatis speciem hahentia locutus „
inclemnatos eos necari 71071 clebere censjiit, in
carcere tcimen adservandos. Plut. in Catone,

A a a

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