Antolini, Giovanni Antonio  
Il Tempio di Ercole in Cori — Mailand, 1828

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DEL TEMPIO

DI ERCOLE

NELLA

CITTÀ DI CORI

Fra le varie antiche fabbriche, delle quali rimangono vestigi per lo più in-
formi qua e là sparsi nella città di Cori, luogo che già apparteneva ai rinomati
antichi Volsci, ed in oggi della diocesi di Velletri (0, una ve n ha che conserva
ancora in gran parte l'antica sua bellezza, e non lascia di chiamare a sè, benché
isolata, l'attenzione degli ammiratori del vero gusto de' vetusti popoli.

E questo un prostilio di ordine dorico gentilissimo, eretto nell'anzidetta città,
in quella contrada che volgarmente chiamasi Cori a monte. Si ha la notizia da
Winckclmann (3) che Raffaello Sanzio, quel grande ingegno e giusto estimatore delle
belle cose degli antichi, quando fu fatto architetto di S. Pietro, fece i disegni di
questo Tempio, i quali si trovavano nel gabinetto del celebre baron di Stosch.
Egli lo misurò esattamente, e trovò che il diametro da basso delle colonne era
di tre palmi e tre oncie, e da capo due palmi ed ott'oncie ; le colonne erano
alte sette diametri senza la base ed il capitello, e tutta la loro altezza era di ven-
tisette palmi e dieci once. Notò la singolarità della base e del capitello, per cui
s'indusse a crederlo piuttosto toscano che dorico. Sembra però che le parli sole
non bastino per caratterizzare un ordine, ma sia necessario unirvi di quello le
proporzioni (3). Anche il sig. cav. Piranesi lo ha misurato, e colla sua solila ma-
gnificenza dato alla luce in un tomo col titolo di Antichità di Cora.

La sorprendente sua bellezza ha me pure in voglialo ad esaminarne con tutta la
diligenza le singole parti ; ed ho quindi risoluto di esporre al pubblico le idee che

(1) I Volsci, gente copiosa, valente, bellicosa, possessori
(secondo Micali, L'Italia avanti il dominio de' Romani,
P. I, cap. 12, pag. 178) di vasto e fertile paese elle al
sud avea da Anzio a Terracina il mare Toscano5 all'est la
Campania ed il Sannio : al nord gli Equi, gli Emici e i
Alarsi5 all'ovest il vecchio Lazio5 c Cori era una delle
principali loro comunità.

(2) iNelle Osservazioni sull'Architettura degli Antichi, come
si dirà qui appresso.

(3) È ben vero che gli Etruschi fin dalla prima loro do-
minazione usarono nelle fabbriche i triglifi e le metope,
come ci mostrano l'urna di Gneo Cornelio Scipione, opera
forse di artefice Etrusco (v. la Tav. IV), ed alcuni sepol-
creti di Oreia e Cossa del territorio Viterbese, pubblicali
nell'auno 1825 dal eh. sig. prof. Francesco Orioli: ma pure
è tanta la differenza fra l'eleganza del fregio Corano e la
rozzezza di questi, che si può a buona ragione rigettare
l'annotazione del Sanzio.

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