Antolini, Giovanni Antonio  
Il Tempio di Ercole in Cori — Mailand, 1828

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a DEL TEMPIO DI ERCOLE

ne ho acquistate: non tanto per dirne alcuna cosa, quanto perchè stimo possa essere
profittevole ai giovani studenti d'Architettura, senza punto detrarre al merito di
chi mi ha preceduto nelle ricerche su di esso. Ma prima d'inoltrarmi alle osser-
vazioni, non sarà fuori di proposito l'accennar di passaggio, che cosa possa con-
getturarsi intomo all'epoca della erezione di questo Tempio, e alla divinità cui era
dedicato. Per le ricerche erudite che si fanno per ritrovare l'antichità e l'epoca di
esso, le quali vertono principalmente sui nomi de' Duumviri nominati nell'iscri-
zione che si legge nel fregio della porta, può vedersi il P. Volpi nella sua De-
scrizione del Lazio (•), e Winckelmann nelle sue Osservazioni sull'Architettura degli
Antichi, colle note aggiuntevi dal eh. sig. ab. Carlo Fea nella ristampa che ne ha
latta nel tomo III della Storia delle Arti del Disegno dello stesso Winckelmann. Io
però restringendomi a quelle osservazioni che vi può con miglior diritto fare un
artista, non avrei dubbio a crederlo dei tempi degl'imperatori, anziché della re-
pubblica romana, e molto meno del secolo iv di essa, in cui viveva quel M. Manlio
Capitolino, che da qualche erudito si voleva essere quel medesimo che è nominato
nell'iscrizione. Primieramente io mi fo ad osservare la forma delle lettere onci' è
scolpita l'iscrizione del nostro Tempio, e confrontarla coi caratteri delle iscrizioni
del tempo della repubblica e contemporanei a quel M. Manlio Capitolino, e coi
caratteri del tempo dell'impero. Ora possiamo con tutta sicurezza lare questo con-
fronto, mediatiti le varie iscrizioni che sono state trovate Fanno 1780 nel sepolcro
degli Scipioni, ed ora collocate nel Museo Pio-Clementino, che sono posteriori
all'età di quel Marco Manlio. Avendo queste presso a poco tutte una stessa forma,
basterà considerare la più antica, che è quella di Scipione Barbato, e leggesi sul
di lui sarcofago (2) del tenore che noi daremo nella Tav. IV, colla forma delle
lettere esattamente disegnate (3). La differenza che passa fra queste lettere e quelle
della iscrizione Corana, che noi diamo nella stessa Tav. IV in confronto, è molto
evidente ; mentre in quelle degli Scipioni sono tutte storte le lettere e mal for-
mate, quando più grandi e quando più piccole, più alte e più basse, più larghe
e più strette; in alcune lettere, che le parti devono essere eguali, queste sono da
una parte più avanzate che dall' altra. Quelle poi di Cori, benché fatte lontano
dalla capitale, non hanno, è vero, chiaroscuro; i loro contorni sono paralleli, e
le loro crura senza base; ma però sono ben formate, sono eguali nell'altezza, sono

(1) Vetus Latium profanimi, tomo IV, liti. 7, cap. a.

(2) E questo monumento di peperino, e l'artefice ha
lavoralo diligentemente questa materia.

(3) Quantunque il piccolo oggetto di un mausoleo e di
un'urna sepolcrale non possa chiamar l'attenzione ed un
valevole argomento per istabilire lo stato delle arti di una
nazione; tuttavia una breve operazione, accompagnata da
convenienti circostanze, fa il più delle volte conoscere il
grado a cui erano presso di quella. Se si considera che la
grande ed illustre famiglia Cornelia per le sue qualità era
certamente la prima di Roma, dovea di questa a buon di-
ritto ogni sua cosa mostrare quel cai-attere di spiegata ma-
gnificenza che a lei più che a niun'altra conveniva. E pure

quel mausoleo e quell'urna sepolcrale, sia per la materia,
sia pel gusto architettonico, non mostrano molta grandio-
sità uè elevatezza di sapere nelle arti: perciò, calcolate tutte
le circostanze di fatto, ci sarà lecito supporre che i Iìo-
mani in quel tempo, se non del tutto privi dell'arti belle,
indietro almeno erano di molto; e forse per ogni loro in-
teressante bisogno di queste, piuttosto che allentar l'atten-
zione alle magne imprese militari e politiche per dedicar-
visi e coltivarle, si contentassero di chiamare gli Etruschi
loro vicini e poi sottomessi, altamente ingegnosi: e quel
mausoleo e quell'urna, dopo le tante scoperte fin qui fatte,
e i confronti che se ne possono fare, ci confermano nel-
l'idea che siano oliere tli artefici etruschi.
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