Antolini, Giovanni Antonio  
Il Tempio di Ercole in Cori — Mailand, 1828

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4 DEL TEMPIO DI ERCOLE

le sne belle proporzioni, e finalmente la bellezza, che della singolarità e propor-
zioni medesime suol essere compagna. Non so se riuscirò esattamente nell'assunto;
nondimeno mi studierò di corrispondervi; e se non altro, avrò almeno dato sprone
ad ingegni del mio più felici a perfezionare ciò che io avrò soltanto abbozzato, e
potrò recarmi a gloria di non avere inutilmente perdute le mie cure.

Il Tempio, come ho già accennato, resta nella parte della città che chiamasi
Cori a monte, contigua alla moderna torre della chiesa di S. Pietro, e si lascia
vedere a chiunque l'osserva dal sottoposto dilettevole orizzonte (0.

Esso è fabbricato tulto di travertino; e siccome questa pietra per sua natura è
molto porosa, e conscguentemente insufficiente a dare una pulizia all'arte dello
scarpellino, vi si è supplito, come si è praticato dagli antichi anche in altri edifizi
(come sarebbe quello del Tempio di Minerva in Asisi), con un intonaco di stucco,
il quale è di una durezza direbbesi maggiore dello stesso travertino; ed in questo
modo si otteneva colf arte ciò che era mancante nella materia naturale. Non ri-
mane di quello che il solo pronao colla parte anteriore, ed altra porzione del
fianco sinistro della cella, la quale è stata sostituita ad un lato della divisata torre.

Quest'opera, come dicemmo, è di ordine dorico compito in ogni sua parte. Ila
il suo principio negli avanzi di un basamento, che si vede da me restituito se-
condo che mi è sembrato più convenevole, e secondo l'uso degli antichi archi-
tettori, servendomi della cimasa, che in parte ancora esiste, per principiarlo, c
dell'altezza misurata, per distribuirvi un numero di tredici scalini. Su del me-
desimo si ergono colonne sfaccettate per una terza parte del fusto in altezza,
per le altre due parti scanalate con poco risentimento senza lasciare alcun pia-
netto fra scanalatura e scanalatura. V è la base semplicissima composta di un
solo toro senza plinto, capitello di maniera dorica, architrave, fregio con triglifi
e metope senza ornamenti, cornice senza modiglioni ; ma però con ogni vcrisi-
miglianza naturale grondante nella soffitta di gocce a tre ordini, e viene terminata
con frontispizio triangolare. Quindi manifesta si rende la sua singolarità ; impe-
pcrocchè siffatte parti, sebbene alcune volte siano comuni ad altri edifizi di que-
st' ordine, pure la fanno sicuramente distinguere fra tutte le antiche opere che
sono a mia cognizione: lo che m'induce ad asserire, non esservi di più compito
e ragionato rimasto intiero alcun altro monumento dorico dell'antichità.

Asserisce Vitruvio (2) che le antiche abitazioni erano di solo legno fabbricate; e
quindi v' è chi crede che quegli edifizi d'ordine dorico i quali hanno colonne
senza base, si debbano considerare più belli e meno difettosi, perchè più si ac-
costano alla loro maniera originale. Una porzione di fabbrica di somigliante gusto
noi F abbiamo in Roma nel prim' ordine del Teatro di Marcello, nel quale manca

(i) Affinchè gli amatori possano prendere idea dell'o-
dierna situazione ed adiacenze del nostro Tempio, ci siamo
fatto premura di mostrargliela in prospettiva nella premessa
Tavola, la quale è stata fedelmente ricavata dal disegno del
fu Filippo Hacker, celebre pittore, fatto sul luogo, e poi

inciso e pubblicato da Giorgio suo fratello : e dalla mede-
sima si potrà maggiormente rilevare il beli'effetto che que-
sto monumento produce alla vista.
(2) Lib. II, cap. 1.
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