Antolini, Giovanni Antonio  
Il Tempio di Ercole in Cori — Mailand, 1828

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NELLA CITTA DI CORI 5

la base. Le capanne, come dice Francesco Milizia (0, o sia le antiche originali fab-
briche di legno anche rozzo, non sono che il semplice modello che l'architettura
deve proporsi da imitare, colla condizione però di sempre ingentilirlo. Non v'ha
dubbio che le colonne non rappresentino, al dir di Vitruvio, (pici legni verticali
i quali da' primi uomini si ergevano sulla superficie del terreno per sostenere la
copertura che li difendesse dalle intemperie. Questo sì fatto lavoro meritò ben
j)resto una correzione, mentre i suddetti verticali avvallandosi in terra, le loro
piante venivano marcite dalle pioggie ed umidità del terreno. La necessità, che
dà sempre i più opportuni insegnamenti, dovette loro suggerire di sottomettervi
alcuni piccioli pezzi di legname sottili, atti ad essere mutati con facilità qua-
lora si riconoscevano infradiciati; e così con questa necessaria correzione vennero
a formare le basi alle colonne. Posto ciò, noi dobbiamo anche riconoscere quasi
originale l'uso delle basi. Non è forse vero pertanto che al tempo d'Augusto,
in cui le belle arti giunsero a tanta perfezione, che sembrava Roma l'emporio
della maestà e del gusto, non si dovesse riputare imperfetta una tale idea? E
vero altresì che mai non potranno chiamarsi più belle e meno difettose quelle
opere le quali aATanno avuto per esemplare l'idea non corretta. Di tal natura sa-
rebbero anche i tempii di Teseo e di Minerva in Atene (2), e le tre fabbriche di
Pesto, e qualchedun'altra, se dopo le erudite osservazioni del eh. P. Paoli (3) po-
tessimo ancora crederle di antica maniera dorica ; mentre sono le loro colonne
mancanti della base, ed esaminate le loro proporzioni non sarebbero tropj>o felici.

Hanno quest'ultimi tre tempii di Pesto le loro colonne, che lor formano nel-
l'ordine esterno il portico, senza base; l'altezza delle medesime non oltrepassa
quattro diametri da basso : quindi oltre che sarebbero mancanti di una parte che
rende più leggiadra ed anche più ragionata la colonna, le loro proporzioni sareb-
bero assai corte e tozze in guisa, che chi si porta ad osservare queste antichità,
e che non sia ben prevenuto e non faccia attenzione alla crepidine, crede di vedere
a primo colpo d' occhio in qualche distanza grandissimi monumenti con colonne
per una terza parte almeno sepolte in mezzo alle mine ; onde nè compimento,
nè belle proporzioni, nè eleganza ci somministrerebbero per superare in tali pre-
rogative il Tempio che illustriamo: e perciò tutte sono in istato di fare vieppiù
risaltare il nostro monumento, se si vogliono credere d'ordine dorico; e molto
più se ne restano escluse, come voleva il P. Paoli, perchè allora il nostro Tempio
resterebbe unico in tal maniera.

E pure quanta gioventù studente il più delle volte senza riflettere prima se
questi tali monumenti siano o no utili agli studi, e piuttosto per la sola, cred'io,
violenta ammirazione delle opere antiche ne fa laboriosissimi disegni, e quel che

(1) Arte di vedere nelle belle arti, cap. III. Architettura.

(2) I più ben proporzionali ordini ellenici.

(3) Nella sua opera grandiosa e dottissima delle Rovine
dalla cilkì di Palo, delta ancora l'osidoilia, pubblicale

in Roma l'anno 1784^ e nella sua egualmente dotta dis-
sertazione o lettera diretta al lodato signor abate Fca , e
da questo inserita nel tomo 111 della Storia delle Arti del
Diseguo di Winckelmann.

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