Archivio storico dell'arte — 1.1888

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ARCHIVIO STORICO DELL' ARTE

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assai difficile a dimostrare che, stante i rapporti esistenti fra la corte mantovana e la papale
e Michelangelo stesso, non si facesse la luce sull'autore del Cupido. In una corte come quella
dei Gonzaga, aperta a tutti i cultori dell'arte, il Cupido non era e non poteva rimanere na-
scosto come in un sepolcro ; e Isabella d'Este, con quella sua curiosità di raccoglitrice appas-
sionata, doveva pure ricercar l'autore di cosa moderna che non aveva pari.

I versi diretti dai poeti di corte a un Cupido d'Isabella non possono ritenersi tutti diretti
al Cupido di Michelangelo, perchè, come diremo più innanzi, un'altra statua, rappresentante
il Dio d'Amore nel sonno, si ritrovava nello studiolo d'Isabella d'Este. Quelli che con pro-
babilità si possono ritenere diretti al Cupido michelangiolesco, e vedremo quali, sono anteriori
al tempo in cui la fama di Michelangelo correva l'Italia; cosicché,come si spiega il silenzio
d'Isabella, si può del pari spiegare il silenzio de'poeti che parve tanto strano al Lange. In
generale, le poesie sul Cupido, conviene principalmente osservare, non sono fatte allo scopo di
onorare l'artista. Gian Battista Mantovano, carmelitano, nella sua selva di metri esametri, can-
tando il Cupido, predica alle fanciulle di non lasciarsi ingannare da quelle rugiadose guancie,
di por mente alle faci, all'arco, alla faretra irta di frecce leggiere, tutti segni di guerra.1 Anche
negli altri componinenti sul Cupido traspare un certo timore del genio che riposa, quasi egli
fosse il genio del male : Niccolò d'Arco assicura gli amanti, perchè il protervo fanciullo, stanco,
deposta la face, ha chiuso al sonno gli occhi languidetti.2 Il Capilupo 3 descrive Amore, vin-
citore d'Ercole, che dopo avergli tolta dagli omeri la pelle del leone, chiude le ciglia al
sonno : egli sorride dolcemente, e, superbo delle gloriose spoglie, stima aver ormai sottomesso
ogni cosa. Ma la madre sua scruta l'avvenire e i pensieri del figlio, e gli grida mestamente
che verrà tempo ch'egli non potrà imporre ad alcuno le sue superbe leggi ; e i giovinetti
avranno costantemente in cuore il casto Amore.4

Ma più di questi argomenti vale un importante documento, già edito dal conte Carlo
d'Arco, che lo ritenne della metà del secolo XVI. È un inventario d'oggetti d'arte posseduti
da Isabella d'Este, di cui trovasi copia all'Archivio Gonzaga. In esso sono indicati:

... " Et più un Cuppido che dorme sopra una pelle di leone fatto da Prassitele, posto in
un armario da un de lati della fonestra alla sinistra.

„ Et più un altro Cuppido che dorme, di marmo da carara, fatto de mano de Michel' Agnol
firentino, posto dall'altra banda della fenestra in un armario. „5

Noi possiamo precisare 6 la data dell'inventario pubblicato mutilo e scorrettamente dal
d' Arco, poiché esso si trova nelF Archivio notarile di Mantova, fra gli atti di Odoardo Stivini
di Rimini, dell'anno 1542. Vivente Michelangelo, undici anni prima che il Condivi scrivesse
la vita del maestro, ventidue anni prima della morte di questo, a Mantova gli era dunque
attribuito il Cupido. Il Lange crede invece che la tradizione cominciasse assai più tardi, e
nota ch'essa esisteva al tempo della visita a Mantova fatta dal francese De Thou, il quale,

1 J. B. Mant. Cameelit^:, Op. omnia. Antuerpia?, 1576, I, 374: De Cupidine marmoreo dormiente, Silvula
ad Elisabellam Mantuae Marchionissam.

2 Nicolai Archi comitis Numerorum. Libri quattro. Verona, 1762, p. 159, epig. 36m°, lib. 3°: De Cupidine
dormiente apud Isabellam M. Mantuae.

3 Capiluporum Carmina, pubb. dal Castalio. Romce, CIO IOXC.

4 Tra i poeti che fecero epigrammi sul Cupido, fuvvi anche l'anconitano Marco Cavallo (v. LuziO, Federico
Gonzaga, ecc.), ma non ci è stato dato di trovarlo fra le poesie edite di quell'autore, nelle raccolte edite dal
Rusconi di Venezia nel 1517.

5 Arch. Gonzaga. « Inventario delle Robbe si sono ritrovate nell'armario di meggio che è nella grotta di
Madama in corte vecchia. » Registro D, XII, n. 1. - Carlo d'Arco lo pubblicò nell'Appendice all'Archivio sto-
rico italiano, t. II, p. 324, e nell'op. citata, Delle arti, ecc., II, p. 134.

6 Grazie all'erudito amico Alessandro Luzio.
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