Archivio storico dell'arte — 1.1888

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ARCHIVIO STORICO DELL' ARTE

secondo lo scrittore tedesco, lo disse di Michelangelo, solo perchè aveva già fatto cammino
la novella del Condivi !

Giacomo Angusto De Thou, lo storico de'regni d'Enrico III e IV, avendo alla corte fran-
cese, nel 1573, destato qualche malumore, fu mandato con missioni diplomatiche in Italia. Educato
già al culto dell'arte, pittore, egli venne in quésta terra d'esilio, e la corse, alternando le
visite diplomatiche alle artistiche. Dalla corte del duca Emanuele Filiberto, si recò per il Po
a Casale; quindi, esaminata la Certosa e le chiese di Pavia, giunse a Milano, donde mosse
per Lodi a Piacenza, e da questa città a Mantova per salutare il duca Guglielmo Gonzaga.
Fu allora che fra le rarità d'Isabella d'Este vide il vantato Cupido di Michelangelo, e lo
trovò infinitamente superiore alle lodi che ne venivano fatte; ma poi che fu lasciato il De
Thou qualche tempo nella sorpresa, fu tratto fuori un altro Cupido tutto involto da coperte
di seta. Questo era antico, e mostrava ancora per certi guasti ch'era stato tratto dalle viscere
della terra. Il De Thou e i suoi compagni allora, comparando l'uno all'altro, ebbero vergogna
d'aver giudicato il primo tanto bene, e convennero che l'antico pareva animato, e il moderno
invece un blocco di marmo senza espressione(?). " Quelques domestiques, „ soggiunge l'autore
delle memorie, " leur dirent que Michel Ange, qui était plus frane que les habiles gens comme
lui ne le sont ordinairement, pria instamment, la comtesse Isabelle, après qu'il lui eut fait
present de son Cupidon, et qu'il eùt vù l'autrc, qu'on ne montràt l'ancien que le dernier,
afin que le connaisseurs pùssent juger en le voyant, de combien en ce sortes d'ouvrages les
anciens l'emportent sur les modernes. „1 Questa tradizione, benché certamente alterata, non si
raccoglie dal Condivi, e può avere un fondo di vero, cioè che siano realmente esistite relazioni
personali fra Isabella d'Este e Michelangelo.

Ai due Cupidi, quello di Michelangelo e l'altro attribuito a Prassitele, accennò Raffaello
Toscano, nelle sue stanze dedicate a Vincenzo Gonzaga e ad Eleonora Medici nel 1586, con
quei versi :

« In corte vecchia è giù posto a terreno
Quel loco, che la Grotta il mondo appella;
Il quale asconde entro al suo ricco seno
Quanto ha di pretioso Italia bella;
Fu edificato et abbellito apieno
Da l'Estense magnanima Isabella.

Duo Cupidi vi son, ch'empion d'invidia
Pigmalcone, Prassitele e Fidia. » 2

Una nuova prova della permanenza del Cupido di Michelangelo a Mantova si ricava dalla
descrizione del viaggio di Schickhart von Herremberg, clic lo vide nel 1599.3 Nel 1627 infine
si ritrovano i due famosi Cupidi nell'inventario dell'eredità del quondam duca Ferdinando,
indicati insieme con altri due di minor conto, così :

1 Memoires de la vie de Jacques-Auguste De Thou, conseiller d'Etat et président a mortìer au Parle-
ment de Paris. Nouvelle edition. Amsterdam, Francois l'Honoré, M.DCC.XIV.

2 Stanze di Raffaello Toscano sopra la edificatione di Mantova. Torino, MDLXXXVI.

3 Schickhart von Herremberg H., Beschreibung Einer Raisz, welche der Durchleuchtig Hochgeborne
Fùrst und Herr Herr Friedrich Herzog zu Wurtemberg im Jahr 1599 in Italiani gethan. Tubingen, 1603,
pag. 71. 11 dùtschke (op. cit.) ritenne che Schickart von Herremberg vedesse quel Cupido a Torino, ma ben
nota il Lange che il duca di Wurtemberg non fu neppure a Torino, e che l'indie izione della statua sta sotto
a Mantova.
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