Archivio storico dell'arte — 1.1888

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ARCHIVIO STORICO DELL' ARTE

mano vincitrice il guadagnato trofeo. Così il Capilupo lo descrive sulle gloriose spoglie di
Alcide, con le chiuse ciglia, dolcemente sorridere; e il Tricelio,1 spiegando il suo distico greco
scritto sul Cupido di Prassitele, scrive: Interim referam Carmen quod Mantuae cecineram,
viso Isabellae Prr/xiteleo Cupidme, dormitante in Nemei Leonis pelle, face exlincta, arcu,
et pharelra, ac clava Herculea post terga posilis, ecc.

Niccolò d'Arco invece nel suo epigramma, e il carmelitano Gian Battista Mantovano nella
sua selva di versi, parlano con tutta probabilità del Cupido di Michelangelo, poiché il primo
non fa cenno alcuno al vincitore d'Ercole e soltanto lo addita come stanco, con la face de-
posta, addormentato ; il secondo pure non parla che di faci, d'arco e di faretra che posano
accanto all'Amore dormiente. Che Gian Battista Mantovano proprio non discorresse del marmo
attribuito a Prassitele si può inferire anche dal principio del carme. " 0 Progenie di Venere, „
egli chiede, "fanciullo inclito per sì gran fama, che conduci a trionfo uomini e dei, chi mai
potò scolpire sul marmo forme alle tue così somiglianti '? Non ardisca Prassitele usurpare
questa lode, e Mirone non speri tanto onore. Mentore vattene, Policleto taci. Se si di-
cesse che forse Vulcano ha eseguito tale opera, converrebbe assentire. E invero egli è divino
lavoro. „ Conchiudendo, V Ero-Eracle era la statua attribuita a Prassitele, un Genio del Sonno
la statua di Michelangelo. Così nel catalogo del 1542 il Cupido di Michelangelo è indicato
semplicemente per un Cupido che dorme, l'altro di Prassitele per un Cupido che dorme
sopra una pelle di leone; e nell'inventario del 1627, i due Cupidi, che si riconoscono tra
gli altri pel loro prezzo elevato, sono indicati : il primo per un amorin che dorme sopra un
sasso, il secondo un amorin che dorme sopra una pelle di leone. Quindi anche da ciò può
trarsi una prova per dimostrare erronee le conchiusioni del Lange.2

Dopo quanto abbiam detto, non occorrerebbe più discorrere del preteso Cupido di Miche-
langelo in Torino, tenuto finora scultura antica e de' tempi classici. Certo è una scultura del
Rinascimento ; ma a nostro parere del Rinascimento assai inoltrato : esso si trova tra le scul-
ture della sala del pianterreno nel Museo d'Antichità dell'Accademia delle Scienze in Torino.
Rappresenta Ero-Eracle alato, steso sulla pelle del leone nemeo, che gli copre anche il capo ;
e posa la testa sul braccio sinistro, mentre con la destra tiene la clava : accanto ha l'arco e
dietro al capo la faretra. Parve al Lange una falsificazione così meravigliosa da non potersi
attribuire che a Michelangelo. "Vi sono, „ egli scrive, " certi segni fatti coli'intenzione di simu-
lare un ristauro : le estremità delle dita sono smozzicate, e certi solchi poco profondi percor-
rono le due ali ed amendue i piedi, quasi che fossero le une e gli altri ricongiunti, certo
eseguiti con lo scopo evidente d'ingannare i collettori d'anticaglie. „ Vi sono traccie che il
marmo fu sepolto sotterra ; e ben si comprende la frase di Giovio minutisque iniuriis ulivo
inflictis. — Ma che il Lange abbia lavorato di fantasia si ricava anche dall'osservazione del Fa-
bretti, e cioè " che la ruvidezza del marmo del Cupido non è derivata dall'essere stato per un
certo tempo nell'acqua o sotterra, ma dalla sua permanenza nei giardini ducali e all'aperto. „
Del resto non è quello il primo esempio d'imitazioni eseguite in modo da ingannare i più
esperti conoscitori; e il Rinascimento ebbe maestri, principi nell'arte di contraffare.

1 Gian Maria Tricelio nel suo Dictionum graecarum thesaurus, ecc. et Dictìonum latinarum thesaurus, ecc.
(Ferrariae, per Joannem Maciochium Bondenum, MDX), alla voce 7tavTa[JiaT(op, p. 127, dopo avere discorso
del Sonno vincitore dell'Amore, riferisce un distico greco sul Cupido di Prassitele tenuto da Isabella.

2 II Bertolotti nell'opera citata discorre di un terzo Cupido, « puttino di marmo facto per morto, » passato a
Mantova; ma, come già dimostrammo, non v'è prova che quel genietto, posseduto dal Cardinale di Santa Seve-
rina nel 1506, fosse comprato (v. la nostra recensione alla pubblicazione del Bertolotti wòWArch.stor. italiano, 1885).
Il puttino facto per morto non era probabilmente un Cupido, ma un genietto della morte che aveva servito
ad ornamento di sarcofagi o di cippi sepolcrali.
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