Archivio storico dell'arte — 1.1888

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ARCHIVIO STORICO DELL' ARTE

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coniare centoventi monete diverse, contro novantatrè emesse da Giulio II,*'trentacinque, da
Alessandro VI, ventotto da Innocenzo Vili.1

L'arte degli incisori di medaglie fu da lui posta a non minore contribuzione. Si sa che
ordinariamente le medaglie vengono fuse, mentre le monete sono battute. Citare i nomi degli
artisti che riprodussero sul metallo i lineamenti del Papa, Valerio Belli, Bernardi da Castel
Bolognese, Francesco dal Prato, Benvenuto Celimi, è dispensarsi da ogni elogio. Nel coscien-
zioso suo lavoro 2 il signor Armand ha descritto oltre quindici medaglie consacrate a Cle-
mente VII, per opera dei detti artefici.

Fu da questo momento che Yoreficeria italiana raggiunse il grado supremo della perfezione.
Non è più quel tempo, invero, in cui lo scultore ed il pittore dovevano passare per la bottega
dell'orefice per imparare a fondo tutti i segreti dell'arte: appena possiamo citare, nel secolo XVI,
fra gli orefici che avvicinarono le forme superiori dell'arte, Andrea del Sarto, Baccio Bandinelli,
poi Benvenuto e Leone Leoni. Ma, grazie ai modelli forniti da architetti, pittori o scultori di pro-
fessione, grazie alla prodigiosa abilità tecnica degli orefici, alla mirabile sveltezza delle loro
mani, la loro arte, generalmente alquanto in ritardo rispetto alle altre, raggiunge lo zenit nel
momento in cui la pittura e la scultura già accennano a decadere.

In tesi generale, il carattere proprio dell'oreficeria di quest'epoca è la sparizione delle forme
architettoniche, per tanto tempo inseparabili dall'oreficeria : spiego questa modificazione con due
considerazioni: l'una, che l'architettura del Rinascimento, meno incavata e meno caricata dell'ar-
chitettura gotica, si prestava meno a questi tours de force di finitezza nelle quali dispiegavasi
tutta l'abilità degli orefici ; l'altra il bisogno di vita, di movimento, di agitazione che s'impossessava
degli artefici di questa generazione; dappertutto vogliono mettere delle figure animate, se non d'uo-
mini, almeno di animali o di piante, all'oggetto di poter dare sfogo all'impetuosità che li anima.

Secondo la testimonianza di Benvenuto Celimi, Giovanni Francesco Penni, soprannominato " il
Fattore, „ uno dei migliori allievi di Raffaello, disegnava per il vescovo di Salamanca dei pro-
getti di vasi che Benvenuto Celimi eseguiva poscia in metallo (1524),3 precisamente come Raf-
faello, un dodici o quindici anni prima, aveva disegnato, per Agostino Chigi, il maraviglioso

piatto con soggetti marini, del quale si conserva l'abbozzo
nel gabinetto delle stampe di Dresda.

Qualcuno dei disegni di oreficeria della Scuola romana
al tempo di Clemente VII entrò, una ventina di anni fa,
nella scuola delle Belle Arti di Parigi, grazie alla libera-
lità del signor His de la Salle, raccoglitore emerito. Ne ri-
produciamo qui incontro un esempio.

Per un concorso di circostanze veramente eccezionali,
l'oreficeria assunse a quest'epoca, sì nei costumi pubblici
che nei costumi privati, una importanza che non ebbe nè
pria, nè poi. E il momento in cui le onoranze di ogni ge-
nere, la rosa d'oro, la spada d'onore, la catena offerta
a qualche alto personaggio, i doni principeschi, tutto traducevasi in produzioni di oreficeria.
L'inventario che noi pubblichiamo più avanti, è consacrato alla registrazione delle tazze e dei
calici in argento dorato, del peso da due a sette libbre, che i doni della città o dei comuni face-
vano regolarmente affluire al tesoro pontificio ; forma d'imposta assai più pittoresca di quella
dei tempi moderni, che non ammettono più pagamenti in natura, e sopra tutto pagamenti che àb-

1 Cinagli, Le Monete de' Papi.

2 Les wédailleurs ìtaliens des XV et XVI siècles. Paris, 1883-1887, tre voi. in-8.

3 B. Cellini, Vita, ed. Tassi, t. I, p. 74, 85.
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